09/06/2010 17.38.13
DA PARTE DEI DEPUTATI DEL PDL, LA RICHIESTA DI DIMISSIONE DA VICEPRESIDENTE DELLA CAMERA DELL'ON. BINDI DIVENTA UN CORO
"Alla luce dei gravissimi fatti di ieri e di quanto avvenuto oggi in Aula, con il chiarimento da parte del presidente Fini, erano attese da parte dell'onorevole Bindi delle scuse formali e autentiche; che avremmo potuto anche accettare", dichiara il vicepresidente Pietro Laffranco. "Alla luce pero' delle sue dichiarazioni odierne - prosegue - diventa davvero difficile immaginare di potere lavorare in Aula con serenita' quando a presiedere i lavori ci sara' ancora l'on. Bindi. Dal mio punto di vista e' improponibile guardare alla presidenza Bindi come una presidenza imparziale. Mi auguro abbia la decenza di dimettersi dalla carica di vicepresidente, che dopo quanto accaduto evidentemente non puo' piu' ricoprire".
L'on. Anna Maria Bernini ricostruisce le 48 ore di bagarre in Aula. "In 48 ore l'on. Rosy Bindi si e' resa protagonista di tre errori, due gravi e uno gravissimo. Il primo e' stato quello di "non vedere" i deputati che stavano raggiungendo i banchi per il voto; il secondo quello di insistere nella sua tesi del "non ho visto"; il terzo, quello gravissimo, di essere riuscita in un colpo solo a penalizzare decine di migliaia di cittadini campani e di avere rotto il rapporto di fiducia tra un vicepresidente della Camera e l'Aula. A questo punto dovrebbe solo trarre le opportune conseguenze".
Sulla stessa lunghezza d'onda il vicepresidente Massimo Corsaro. "Credo che il comportamento di ieri e le dichiarazioni rese oggi dall'on. Rosy Bindi abbiano definitivamente compromesso il rapporto di fiducia necessario in Aula tra chi siede nei banchi di Montecitorio e chi con imparzialita' deve presiedere i lavori. All'on. Bindi, dichiara Corsaro, non resta che dimettersi".
"La Bindi ha una sola fortuna, dichiara il vicepresidente Maurizio Bianconi - essendo cattolica praticante puo' peccare a piacere, confessarsi e resettare la coscienza. Quindi le viene benissimo mentire consapevolmente e se non ha gli occhi di dietro li ha sicuramente al posto giusto. Ed io che siedo davanti a lei ho colto benissimo, e potrei testimoniare in tribunale, la sua pronta dichiarazione di votazione chiusa non appena ha visto una folla di deputati di maggioranza accalcarsi nell'emiciclo. E se sul lato umano e metafisico le cose finiscono qui, dal punto di vista istituzionale si pone un problema: avere riconosciuto l'errore, e il momento irrefrenabile di faziosita', avrebbe riequilibrato il rapporto. Continuare a mentire e porsi da vero sepolcro imbiancato fa diventare l'incidente un vero e proprio problema sulla possibilita' che possa mantenere la sua posizione di vicepresidente e della Camera dei deputati, non del consiglio comunale di Sinalunga".
L'on. Nunzia De Girolamo: "E' gravissimo ed inaccettabile il comportamento di Rosy Bindi che ha impedito a molti deputati in Aula, nella seduta di ieri, di esercitare il loro diritto di voto. Non esistono giustificazioni la Bindi avrebbe dovuto riconoscere l'errore e far ripetere il voto. Ci aspettavamo le scuse e l'immediato annullamento del voto, invece il vice presidente di turno della Camera ha reagito con arroganza. Ci auguriamo che la Bindi ora faccia l'unica cosa coerente che gli rimane da fere: dimettersi".
L'on. Pagano giudica cosi' l'operato del vicepresidente della Camera: "Ieri Rosy Bindi, durante il voto sulla pregiudiziale Idv che ha affossato il decreto bloccademolizioni in Campania, ha stabilito il record del mondo per la votazione piu' veloce: cinquantadue secondi. Se da un lato dobbiamo biasimarla per aver tenuto un comportamento di parte, dall'altro bisogna ringraziarla per aver promosso, per la prima volta nella storia della Repubblica, lo sviluppo dell'attivita' fisica all'interno del Parlamento, incoraggiandoci ad allenarci come centometristi e a trovare tecniche alternative per resistere all'impellenza dei nostri bisogni fisiologici. Un comportamento davvero di parte che potrebbe essere sanato con un'apprezzabile dimissione dalla carica di vice presidente della Camera".
Durissimo il commento dell'on. Giorgio Stracquadanio: "Se la vicepresidente Bindi conoscesse il significato della parola lealta' non esiterebbe un minuto a dimettersi dal suo ufficio. Dopo che il Presidente della Camera, nelle sue comunicazioni di stamattina all'Assemblea ha sostenuto testualmente che, a suo modo di vedere, "avendolo anche accertato personalmente attraverso i segretari di Presidenza, l'effettivo andamento della seduta di ieri determinava una condizione per la quale sarebbe stato lecito avvalersi della potesta', apprezzate le circostanze, di disporre l'immediata ripetizione del voto" chiunque avrebbe dovuto apprezzare anche questa circostanza e comprendere che il Presidente della Camera non avrebbe potuto trovare migliori parole per stigmatizzare la conduzione dei lavori e, al tempo stesso, preservare la certezza del diritto parlamentare. L'onorevole Rosy Bindi, invece, ha costruito la sua carriera sulla slealta' politica e istituzionale e sull'abuso dell'esercizio dei suoi poteri. Ha iniziato quando e' stata commissaria della Democrazia Cristiana nel Veneto negli anni 90 dello scorso secolo, ha proseguito quando da Presidente dell'Assemblea Nazionale del Pd ha deciso di aderire alle manifestazioni dipietriste contro la decisione del segretario Bersani e del suo partito, ne ha dato un esempio illuminante ieri quando ha deciso di chiudere la votazione dopo essersi ben resa conto del fatto che molti deputati della maggioranza stavano per raggiungere il loro banco ed esprimere il loro voto. Per questo mi unisco a chi ne chiede oggi le dimissioni, ma non mi illudo sulla possibilita' di un gesto di resipiscenza".